Il Covid cancella le feste patronali, aziende pirotecniche: “Siamo in ginocchio”  

Niente sagre e feste patronali, non sarà un’estate di fuochi d’artificio. E il settore degli spettacoli pirotecnici è in ginocchio. A causa del Covid-19, i sindaci annullano le feste tradizionali per evitare assembramenti mentre per eventi pubblici e feste non è ancora arrivato il momento della fase tre. E così il settore pirotecnico si ritrova senza un mercato, è in sofferenza e chiede l’intervento del governo: giovedì prossimo, il 25 giugno alle 15, manifesterà a Roma, davanti al Parlamento, per chiedere che siano puntati i riflettori sulla crisi di un comparto che “in Italia dà lavoro a circa diecimila persone impiegate in oltre duemila aziende tra fabbriche, distributori e negozi, per un giro d’affari complessivo di circa 600 milioni di euro l’anno”, dice all’AdnKronos Nobile Viviano, presidente dell’Asspi, l’Associazione pirotecnica italiana, che si è mobilitata insieme con l’Anisp, l’Associazione nazionale imprese spettacoli pirotecnici. 

Lo scorso 26 aprile, le associazioni avevano scritto una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al governo per richiamare l’attenzione sulle difficoltà di numerose aziende del settore. “Quell’appello non è stato ascoltato – continua Viviano – ci sembra quasi di essere rimasti gli unici ‘untori’ e ci fa rabbia vedere ripartire tanti settori tranne il nostro. Lo spettacolo pirotecnico è considerato causa di assembramento, ma poi in molte altre situazioni non c’è alcun tipo di controllo. Noi riteniamo che lo spettacolo pirotecnico sia compatibile con i protocolli e con il distanziamento sociale: nessuno ci ha ancora spiegato, su una base scientifica, che non è così. Siamo stati demonizzati in questa fase”. 

Le associazioni lamentano una pesante crisi di liquidità. “Il settore è in ginocchio, oggi siamo tutti a casa con un fatturato pari a zero euro. Il nostro è un lavoro fortemente stagionale e ha bisogno di tempi per l’organizzazione del lavoro. Prima del ‘lockdown’, le fabbriche nazionali avevano già completato tutta la produzione per la stagione che va da aprile a settembre, quella delle grandi feste patronali, dei grandi eventi, mentre gli importatori avevano riempito i magazzini. Il nostro mercato non ha sbocchi: ci troviamo con i magazzini pieni e senza la possibilità di vendere perché gli eventi sono annullati. Oggi l’80 per cento delle aziende è a rischio e se non si potrà sfruttare il periodo di Capodanno saranno molte di più”. 

Giovedì i rappresentanti delle aziende pirotecniche saranno a piazza Montecitorio per manifestare e chiedere interventi specifici per il settore. “Sarà una protesta assolutamente pacifica – conclude Viviano – ma chiediamo al governo di intervenire perché se non ci aiuta non sappiamo davvero come fare. Chiediamo la sospensione di tutte le imposte, che vogliamo pagare, ma che chiediamo di rateizzare a versare a partire dal 2021”.  

“Quei pochi fondi che abbiamo in cassa li stiamo spendendo per tenere in vita le nostre aziende, che devono ottemperare a normative di pubblica sicurezza costose: controlli sugli impianti e sui magazzini, assicurazioni. Chiediamo che venga aperto un tavolo e che il governo ci ascolti”. 

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