Smart working, cosa succede nella Fase 3 

”Il lavoro agile, o ‘smart working’, si è rivelato uno strumento chiave nel periodo cruciale dell’emergenza sanitaria, che ha consentito il proseguimento delle attività amministrative necessarie da parte degli uffici e dei lavoratori pubblici e, al contempo, il contenimento e la protezione dal contagio. Ciò ha riguardato, naturalmente, quei lavoratori per i quali lo svolgimento delle attività è potuto proseguire a distanza; siamo coscienti e riconoscenti dell’impegno profuso dalle categorie che sono state in prima linea nel combattere l’emergenza sanitaria”. Lo ha sottolineato il ministro della Pa, Fabiana Dadone, in occasione del ‘question time’ al Senato. 

”Il ricorso allo smart working, così come la percentuale di applicazione, nel periodo in corso risulta, naturalmente, forzato da cause di necessità. Resta inteso, come già previsto dalle disposizioni del c.d. decreto Rilancio, e nel rispetto dei protocolli di sicurezza sanitaria, che le amministrazioni pubbliche adeguino la organizzazione degli uffici e del proprio personale alle esigenze delle imprese e dei cittadini dettate dal progressivo riavvio delle attività produttive e commerciali”, aggiunge Dadone. 

”L’obiettivo primario del lavoro agile nell’immediato futuro è quello di migliorare l’organizzazione dell’amministrazione pubblica, al fine di raggiungere il punto di equilibrio tra la maggiore efficienza dei servizi resi alla collettività ed il benessere organizzativo interno, che, come già rilevato, può contribuire a maggiori risparmi da parte delle amministrazioni e ad una migliore sostenibilità in termini di impatto ambientale”, sottolinea il ministro. 

”A regime intendo incrementare il ricorso al lavoro agile non solo aumentando la percentuale minima del personale, che ricordo a norma vigente essere pari al 10%, ma soprattutto prevedendo che ciascuna amministrazione, individuate le attività c.d. smartabili, attivi la modalità agile ad almeno la metà di esse”, prosegue Dadone. 

”Ad oltre un anno dall’ultima rilevazione sull’applicazione del lavoro agile nella PA, ho ritenuto importante, già prima dell’emergenza epidemiologica, che fosse avviato il nuovo monitoraggio tuttora in corso, i cui primi risultati saranno resi disponibili entro il mese in corso. A questo ho inteso affiancare due specifiche consultazioni rivolte rispettivamente ai dirigenti e al personale non dirigenziale, destinate a rilevare le opinioni, i giudizi e le valutazioni sulle esperienze applicative durante l’emergenza Covid-19, con riferimento anche alla fase sperimentale e, soprattutto, le loro aspettative e le eventuali indicazioni per accompagnare, sostenere e promuovere la diffusione della modalità agile”, prosegue Dadone. 

”I dirigenti pubblici, in particolare, sono i principali attori dell’organizzazione e della attuazione del lavoro agile, in qualità di promotori, gestori e valutatori dei risultati -aggiunge il ministro della Pa-Il mio obiettivo, dunque, non è solo quello di incrementare tout court il lavoro agile, ma di condurre la PA verso una rivoluzione culturale, prima ancora che organizzativa, che ponga al centro dell’attività il prodotto e il conseguimento di risultati, in una cornice di accresciuta consapevolezza – soprattutto da parte della dirigenza pubblica – delle potenzialità del lavoro agile e delle rinnovate esigenze organizzative che ciascuna amministrazione è tenuta a compiere per realizzarlo pienamente”. ”Per questo, ritengo altrettanto cruciale una formazione adeguata sia dei dirigenti che del personale non dirigenziale, e la verifica periodica della prestazione dei lavoratori in smart working, nel rispetto dei parametri temporali e del diritto alla disconnessione, onde scongiurare i rischi di una disponibilità illimitata”. 

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